CUORE SOLO, UN

CUORE SOLO, UN

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di Adele Lo Feudo

L’impianto è quello della moderna “medicina narrativa” dove l’esperienza individuale acquista un senso solo se proiettata in una rete di racconti e di reciproci scambi. In questo senso, non solo la parola fornisce un contributo, ma anche l’immagine, soprattutto se e quando narra con sincerità le esperienze affrontate, il male che è stato sconfitto. Mostrare la sofferenza è un modo sia per esorcizzarla, sia per metterla a disposizione degli altri, perché il sacrificio individuale non vada perduto. Riferisce Erodoto, uno storico del V secolo a.C., che presso i Babilonesi, quando non esisteva ancora la medicina ufficiale, il malato era esposto sulla pubblica piazza. Il passante che riconosceva i sintomi, o perché ne aveva sofferto lui stesso o perché conosceva qualcuno che li aveva avuti, era obbligato a indicare anche i rimedi ai quali avesse fatto ricorso. Così fa ALF: mette a nudo l’esperienza, in una sorta di body art, dove lo spettatore però non è invitato a scaricare la propria tensione sul corpo dell’artista (pensiamo alle Happenings di Allan Kaprow o alle più recenti ricerca di Marina Abramović), ma a riconoscere i segni di una umanità comune, spesso sofferente, sola e in cerca di riscatto.
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