Nicola Ghiuselev-Simone Gubbiotti - Underdog, l'arte dello sfavorito

Nicola Ghiuselev

 
 
 
 
 


Nicola G
nichiuselev come Orfeo

di Amelia Imbarrato

Orfeo, il mitico cantore di Tracia, fu il primo cantante bulgaro? Qualche volta ci piace crederlo, quando Artisti provenienti da quel Paese sanno, con le loro qualità caratteristiche e inimitabili, commuovere ed emozionare superando quelle stesse frontiere di connotazione geografica. Il caso non è raro: con l'eccezione di qualche soprano legato sopra tutto al repertorio italiano, si tratta spesso del registro del basso, con artisti che hanno messo voci di particolare qualità espressiva al servizio di personalità straordinarie.
Sono 50 anni di carriera – quella di Nicola Ghiuselev, che appartiene di diritto a questa speciale "razza". Personalità straordinaria e multiforme, diremmo che l'artista Ghiuselev nasce pittore, con una mano sicura nel disegno e una grande fantasia nel colore. Così ricorda la sua scoperta della musica: lui era adolescente, alla radio trasmettevano il monologo di Boris "una melodia che mi sconvolse. Stavo disegnando, mi fermai immediatamente e rimasi in ascolto, colpito dalla bellezza della musica [...] Quel pomeriggio trasformò la mia vita". La musica dunque entra nella sua vita, e vi entra con l'esperienza di un coro studentesco - ma certo, non è comune che i candidati a quel coro cantino come audizione l'aria di Susanin, e sopra tutto così... Il suo maestro di canto è
Christo Brambaroff, del quale Nicola serba un ricordo affettuoso e grato, per le doti tecniche e umane. La voce si sviluppa decisamente nel registro e nel colore del basso, ma con acuti facili e brillanti. Il suo repertorio comincia a formarsi con piccoli ruoli, ma in opere molto diverse: russe, tedesche, italiane, francesi, opere di compositori bulgari contemporanei. Questa varietà lo affascina e il giovane artista cerca sempre la cifra di questo e quel personaggio. Per tutti i suoi ruoli Ghiuselev ha sempre studiato, disegnato e realizzato i suoi trucchi, cosa tanto più interessante quando il personaggio ha forti caratterizzazioni fisiche, come il vecchio re cieco Archibaldo nell'Amore dei tre Re. Dopo il Vichingo in Sadko, Timur, Pimen, già nella prova finale di un concorso , nel 1963, cantando "Ella giammai m'amò" fa capire che Filippo sarà uno dei suoi grandi ruoli. Altro suo grande ruolo, non difficile da capire quale può essere il basso per eccellenza nel repertorio russo: Boris Godunov - ma Nicola Ghiuselev è interprete notevole del tormentato Zar di Musorgskij quando non ha ancora trent'anni. Nel 1965 comincia la carriera internazionale, dall'Italia e dal Giappone, per poi diffondersi in tutti i teatri più prestigiosi del mondo - Staatsoper di Vienna, Lyric di Chicago, ecc. -, né mancheranno importanti riconoscimenti, né esperienze di insegnante.
La mia conoscenza di Ghiuselev comincia con un Mefistofele all'Arena di Verona: il suo diavolo - diverso dal Mephisto di Gounod, successivamente apprezzato in video - è elegante e prepotente, ironico quanto è giusto. Si ha la sensazione che forse manchi qualcosa. Ma non è all'interprete che manca, piuttosto al personaggi
The Knight of the Opera - A cura di Anna Maria Petrova Ghiuselevo: Ghiuselev è capace di ben altro, di una introspezione profonda e sconvolgente. Avrò modo di apprezzare questa sua caratteristica nell'82, quando lavoreremo insieme nella messinscena di Ernani al San Carlo di Napoli. Il suo Silva, nobilissimo, non tanto vecchio da essere privo di fascino, è dal primo ingresso protagonista: ancora prima di pronunciare le parole "Che mai vegg'io?", si avverte che sulla scena succede qualche cosa.
E così sarà nei momenti di dolente umanità, nei momenti di rabbia a stento frenata, avrà rilievo la parte di Silva sempre solitaria e in contrasto con gli altri nei concertati, sarà impressionante la sua entrata nella scena finale, in cui la regia voleva un'atmosfera tetra, una sorta di danza di fantasmi. La regia di Tito Gobbi: ho assistito all'incontro di due personalità importanti e in certo modo simili. Dice Ghiuselev nel suo libro "La voce che dipinge": Non esiste un limite netto tra i diversi aspetti dell'arte. [...] L'importante è ricreare il personaggio da te voluto, vivere con lui. Per quanto mi riguarda, io
R-9156588-1475776383-7510.jpeg devo molto alla pittura durante la messa in scena dei personaggi: seguo il mio corpo, le mie mani, la mia andatura, la mia voce, tutti i componenti del gioco artistico, con l'occhio del pittore. Come se stessi disegnando in quel momento! E questo era anche il modo di lavorare di Tito Gobbi - quasi incredibile che non si fossero mai conosciuti, né mai più si sarebbero incontrati. Ma Ghiuselev dice ancora, a proposito della eventualità di fare regie di opere: Avrei lavorato alla maniera di Tito Gobbi, prevalentemente con gli attori: facendoli calare nel contesto, svelando ciò che caratterizza i loro eroi. Non condivido molto il modo in cui si comportano la maggior parte dei registi, i quali fanno lo spettacolo per il pubblico, senza scoprire la profondità dell'opera…
In questa "profondità dell'opera" sta dunque il segreto dell'emozione - o almeno il punto di partenza per comunicarla, il resto del segreto non si può spiegare...
Ho assistito ad altre prove eccezionali dell'interprete Ghiuselev: un Filippo nel 1986 all'Opera di Roma, una delle riprese della regia di Visconti, ancora una conferma, se mai occorresse, che delle regie si possono riprendere le grandi linee - ma per creare o ricreare spettacoli nel pieno significato, occorrono gli interpreti, e Ghiuselev era un grande Filippo. Ma ancora più memorabile resta, sempre a Roma e sempre negli anni '80, una Kovancina realizzata dai complessi dell'Opera di Sofia in un auditorium RAI, in forma di concerto. Posso dire che raramente belle realizzazioni sceniche hanno superato in intensità espressiva questo "concerto", in cui non solo la bellezza del suono dell'orchestra e del coro, l'ottima professionalità di tutti gli interpreti non erano comuni, ma la profonda convinzione dei protagonisti e in particolare il Dosifeo di Ghiuselev hanno lasciato un ricordo veramente incancellabile. Posso condividere quanto scrive su questa interpretazione l'autorevole musicologo russo Jurij Korev: "Il Dosifej di Ghiuselev è una creazione straordinaria dell'arte teatrale mondiale contemporanea." Va sottolineato che Ghiuselev è uno degli artisti stranieri più apprezzati nel repertorio russo in Russia.
L'interpretazione vera viene insomma dalla mente e dall'anima, dallo studio onesto e appassionato: questo ci dimostra una carriera come quella di Nicola Ghiuselev, un artista culturalmente aristocratico, ma - posso testimoniarlo insieme a tanti colleghi -, un signore estremamente piacevole, conversatore simpatico e colto, un professionista con cui si collabora facilmente, imparando tante cose. Non ultima, l'umiltà nei confronti della musica.

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